Archivio mensile:giugno 2008

Ne va della mia dignità…

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Vi prego ditemi che c’è al mondo un altro essere, anche mononeurone dotato, a cui la pubblicità della Coca Cola Zero fa impazzire!!
Cioè, è meravigliosa… quelle lingue paffutelle e tenerose, sono a dir poco bellerrime. Ma più di tutte, vado letteralmente in delirio per quella che dice "E dove la trovo una mano?" c’ha quelle zampette nonsocome che mi ricordano un antistress da tenere sul comodino ( ).
Io la voglio, la lingua intendo… come si fa?

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Stress

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Il caldo mi stressa.
I vicini (lato A) indiani con la musica gnicchegnicche a tutto volume mi stressano.
Il vicino (lato B) trombettista della controra mi stressa.
La ziazitella mi stressa.
Le zanzare mi stressano… a propò è iniziata la stagione dei ponfi qua e ponfi là!
Il sudore mi stressa.
Luca Toni mi stressa.
Il dente del giudizio mi stressa.
Il pc mi stressa.
Che palle.

Siamo

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Siamo ogni capello che abbiamo perso
ogni occasione che volemmo ignorare
ogni donna che abbiamo lasciato
ogni donna che ci ha abbandonato.
Siamo la partita che non giocammo
quella che non ci fecero giocare,
un pomeriggio senza nostro padre
e un paese straniero senza nostra madre.
Siamo il vuoto lasciato dalla donna
della nostra vita ogni volta che
reclama il nostro immutato stupore.
Siamo tutto l’amore che non ci è toccato
tutte le carezze che non abbiamo dato.
Siamo tutti i libri che comprammo
e non abbiamo letto – rassegnati ostaggi
della nostra ignoranza – siamo il libro
che non abbiamo scritto;
siamo il silenzio della nostra stanza
e l’impotenza di dire "ti amo" ,
siamo quello che non sappiamo
siamo tutto ma tutto quello che non siamo;
una primavera che non riesce a fiorire perché
anche l’inverno ha diritto di non voler morire.
Siamo i morti che non abbiamo pianto
e i vivi che non ci sono accanto,
la morte che non ci toccò
ed anche quella che ci mancò.
Siamo ciò che abbiamo dimenticato,
quello che in sogno abbiamo ricordato
e tutto quello che non ci fu rivelato;
siamo il vuoto in cui piombiamo
quando siamo pieni e non ce ne
ricordiamo che alla fine.
Siamo il pieno che non riconosce le rose
e le mangia con tutte le spine;
siamo più di uno
siamo al minimo due cose.
Siamo sangue
che incontra il sangue di qualcuno e ne diffida.
Siamo la corrida di quei fiumi che dicono
una storia di cifre che non si combinano
sempre bene;
siamo rincorsi da colui
che dicono divida, si metta per traverso.
Siamo in un verso di questi metri sfilacciati
siamo quelli che persero il pelo e presero il vizio
siamo più di una cosa e ciò sarebbe buono
se più di una cosa facesse almeno un uomo.

di PIETRO MENDITTO

I miracoli del copia cache

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Trotterellando qua e là tra le pagine di gugol ho ritrovato queste parole a me tanto care e ho capito che sono una deficiente megagalattica…

"Ti svegli in un letto d’ospedale (sgrat sgrat ndA) e ti viene detto che sei diventato un eroe nazionale. Ancora confuso lì per lì non ricordi più nulla. Poi, a poco a poco qualcosa incomincia ad affiorare nella tua memoria. Chiedi carta e penna e nasce così un vero e proprio capitolo della tua autobiografia.

Dopo aver preso carta e penna, incomincio a scrivere ciò che mi ricordo: stavo seduto sul divano con mio padre, a vedere la televisione, il telegiornale diceva che in molti punti italiani erano atterrati delle sfere giganti bianche. I vado in camera mia a fare i compiti, stavo scrivendo un tema, e all’improvviso sento un fischio debole, e guardo fuori dalla finestra e non si sentì più niente.
Dopo cinque minuti ritorno a scrivere il mio tema e mi accorgo che il foglio è bianco (non è una novità ndA), mio fratello entrò in camera mia e mi disse che anche lui aveva sentito il fischio, e mi disse anche che mentre stava giocando alla Play Station, dopo il fischio, il gioco tornò all’inizio. Mio fratello, mi incomincia a dire dove è arrivato al gioco, e in quel momento io non sento più niente, come se avessero tolto l’audio e in quel preciso momento, entrarono due alieni con un occhio e due; anzistavano crescendo altre due, tre, quattro, loro avevano sei gambe, poi la cosa strana che non avevano mani. Come avevo detto non sentivo e due alieni erano entrati in camera mia e si erano portato via mio fratello sollevandolo con lo sguardo, io cerco di fermarmi perchè non riesco a muovermi (mmm…ndA). Appena escono mi sparano addosso un proiettile, però, io non sentivo dolore, ma sentivo e riuscivo a muovermi, e appena mi alzo per inseguirli non vedo più.
Stavo facendo un sogno e all’improvviso sento qualcuno che mi chiama. Ritorno a vedere erano le 17:49:38, caspita erano passate due ore. Esco di casa prendo la mia bici e sfreccio a tutta velocità a cercare mio fratello, ad un tratto sento di nuovo il fischio, e vedo dal cielo cadere tre grandi sfere bianche, io le insegue, e le vedo atterare dietro ad degli alberi vado a vedere  e vedo i due alieni che mettono mio fratello dentro  una sfera , anche loro entrano nelle altre due sfere e tutte e tre volano in cielo. Ecco che attivo il trucco  segreto per bici vicino la ruota di dietro escono due turbi e due pedali delle ali e la ruota d’avanti diventa a punta. Così volo all’inseguimento delle tre sfere, li seguo fino alla lo  base e vedo migliai di gente dietro le sbarre sono costretto a lasciare la mia bici legata fuori, però , gli metto l’invisibilitore così nessuno si accorge della bici .
A quel punto rientro nella struttura corro fino in fondo al corridoio e vedo un grassone, enorme e schifoso, certo non ci sono dubbi quello deve essere il boss. Strano, il boss aveva dodici occhi e mi aveva pure visto (con dodici occhi t’ha fatto anche la TAC, ndA). A quel punto mi prende e mi scaraventa contro il muro. In quell’istante vedo una spada la prendo e vedo mio fratello, a quel punto lancio a mio fratello una capsula, lui sapeva usarla. Fece ingrandire la capsula, fece entrare tutta gente nella capsula mentre io distraevo il boss. Allora mio fratello rimpiccioli la capsula chiamo col telecomando la sua bici, scappo e mi lasciò da solo contro il boss, avevo visto il generatore di vita di tutti gli alieni e volevo distruggerlo però, sopra c’era scritto "Se il seguente oggetto venisse distrutto tutta la bo…(non comprendo ndA) esploderebbe. Io chiamo la mia bici la metto in modo di volo. L’aria era pesante ero in netta inferiorita con pochissime chance. Salgo sulla bici sfreccio, lancio la spada contro il generatore, tutto esplode.
Il resto non me lo ricordo e ora mi ritrovo su questo letto d’ospedale che finisco di scrivere questo testo.
La cosa più bella è che sono eroe nazionale. "


Mi vien da piangere!